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STATO DI NESSITA'

CHI COMMETTE UN'INFRAZIONE PERCHE' COSTRETTO DA NECESSITA' NON E' PUNIBILE

CHI COMMETTE UN'INFRAZIONE PERCHE' COSTRETTO DA NECESSITA' NON E' PUNIBILE - LA MULTA ED IL RICORSO

Tale figura è nota all’ordinamento giuridico in via generale attraverso la previsione di cui all’art. 54 Codice penale, che trova specifica conferma nel primo comma dell’art. 4 della legge 689/81, che disciplina quale legge speciale il procedimento in oggetto. Vanno quindi considerati, da un lato, gli elementi costitutivi della speciale causa di esenzione da responsabilità e, dall’altro lato, i connotati specifici del caso concreto, al fine di verificare se effettivamente sussista la detta esimente.  Dispone il primo comma dell’art. 54 del Codice penale: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”. In termini sostanzialmente analoghi si esprime anche il primo comma dell’art. 4 della legge 689/81: “Non risponde delle violazioni amministrative chi ha commesso il fatto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima ovvero in stato di necessità o di legittima difesa”.  La giurisprudenza della Cassazione in materia può essere sintetizzata nelle seguenti massime. “Ricorre la scriminante di cui all'art. 54 c.p., allorquando il pericolo del danno grave alla persona abbia il carattere dell'attualità, ovvero sia già individuato e circoscritto nel momento in cui il soggetto agisce, non essendo sufficiente che l'azione delittuosa venga attuata nell'aspettativa di evitare pericoli eventuali e futuri. (Cassazione penale, sez. VI, 17 maggio 2001, n. 29126)”. “L'esclusione della responsabilità per violazioni amministrative derivante da "stato di necessità", secondo la previsione dell'art. 4 della legge n. 689 del 1981, postula, in applicazione degli art. 54 e 59 c.p., che fissano i principi generali della materia, una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l'erronea persuasione di trovarsi in tale situazione, persuasione non colpevole in quanto provocata da circostanze oggettive. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva escluso la configurabilità di una siffatta situazione di pericolo in un caso in cui, in sede di opposizione al verbale della polizia stradale con il quale gli era stata contestata la violazione di cui all'art. 142, comma 9, cod. strada per aver superato, alla guida della propria autovettura, il limite di velocità consentito, l'opponente aveva, tra l'altro, invocato lo stato di necessità adducendo che, nel momento dell'accertamento della violazione, si stava recando con urgenza in ospedale, ove il proprio genitore era stato ricoverato in gravi condizioni; la decisione, ritenuta corretta dalla S.C., sottolineava che l'opponente si era limitato, al riguardo, a fornire la dimostrazione del ricovero del padre quale "soggetto affetto da scompenso cardiaco cronico", senza provare in qual modo il pericolo di danno grave alla persona del genitore potesse ritenersi non evitabile altrimenti che con l'arrivo in ospedale dello stesso opponente, e come detto arrivo potesse fornire un contributo determinante al fine di scongiurare il danno)”. (Cassazione civile, sez. I, 10 gennaio 2005, n. 287 – in senso conforme Cassazione civile, sez. I, 24 marzo 2004, n. 5877). In materia di esclusione della responsabilità per violazioni amministrative, le esimenti dell'adempimento di un dovere sono invocabili solo nei casi in cui gli interessi fatti valere dalla violazione siano di rango superiore rispetto a quelli protetti dalla norma violata. In parole povere, se io corro a 150 km/h violando il limite di 130 km/h, devo aver un motivo così valido che sia ‘superiore’ alla norma del Codice della strada infranta. In questo caso, si può fare ricorso al Giudice di pace. Secondo una sentenza del Giudice di pace di Fano del 25.7.2002, il superamento del limite di velocità è consentito se dovuto alla necessità di salvare una persona dal pericolo attuale di un danno grave. La giurisprudenza è vasta anche riguardo all'esigenza di far fronte a occorrenza connessa col servizio sanitario: c’è una sentenza che ‘scagiona’ un tecnico di radiologia convocato in ospedale per l'esecuzione di urgente esame radiografico e costretto a correre oltre i limiti di velocità". Di recente, per citarne uno, il pilota di Formula 1 Giancarlo Fisichella è stato multato per eccesso di velocità (andava a 148 km/h in un tratto con limite a 60 km/h): aveva l’assoluta esigenza di tornare a casa dal figlioletto malato.  Dopo il ricorso motivato da stato di necessità, la multa gli è stata annullata.

Ed ecco una importante e significativa sentenza ottenuta con un mio ricorso:

“Giudice di Pace di Foggia, D.ssa Maria Antonia Bonuomo, sentenza n. 525/2013 del 21/05/2013. ….. E’, invece, meritevole di accoglimento, il ricorso sotto il profilo del merito. Infatti, il sig. ………. ha invocato lo stato di necessità per esimerlo dalla responsabilità della violazione ascrittagli, poiché dopo aver appreso il decesso del proprio padre, avvenuto il 22 settembre 2012 alle ore 21,25 si recava dal quel di Volpiano ad Alessano (LE) per poter raggiungere la salma del proprio genitore. A causa della necessità di raggiungere il proprio familiare commetteva la infrazione contestatagli. Ebbene, questo Giudice ritiene che detto motivo si meritevole di accoglimento poiché il sig. …….. ha prodotto la documentazione rilasciata dal Comune di Alessano attestante l’ora e la data del decesso. Questo Giudice ritiene che il principio dello stato di necessità, previsto dall’art. 4 della Legge 689/81 vada applicato anche se la circostanza riguarda un fatto già avvenuto. Questo oerchè, pur essendo già avvenuto il decesso del proprio familiare, dato il legame così stretto (padre-figlio) è incontestabile che il proprio figlio possa voler vedere il proprio padre per l’ultima volta o che abbia la necessità impellente di poter partecipare alle esequie dello stesso. Pertanto alla stregua dell’articolo 4 Legge 689/81, si ritiene che il ricorso sia da accogliere, in quanto il ricorrente ha commesso il fatto contestato nell’adempimento di un proprio dovere professionale. Pertanto essendo i motivi di opposizione fondati e provati la opposizione viene accolta. ….” . 

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